HODGKIN RECIDIVANTE, NON-HODGKIN DORMIENTE E PESTILENZIALISMO ONCOLOGICO

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LETTERA 1

Buonasera Valdo, come posso contattarla? Ci servirebbe aiuto e consulenza per un linfoma di Hodgkin recidivante, su un paziente di 34 anni. Grazie per quello che potrà fare.
Francesco


LETTERA 2

Egregio Dr Vaccaro, cosa consiglia per un linfoma dormiente? Come aumentare le difese immunitarie del paziente e prevenire che si svegli questo “dormiente”? Grazie.
Luciana Mangano, vegetariana convinta


RISPOSTA

CERCHIAMO DI FARE CHIAREZZA SULLE DENOMINAZIONI CHE USIAMO

Ciao Luciana e ciao Francesco, scusate se raggruppo le vostre due richieste, visto che mi parlate entrambi di linfomi. Fare un po’ di chiarezza sui nomi e sui significati delle cose che trattiamo mi pare fondamentale. Ho già affrontato questi argomenti negli articoli citati in calce a questa tesina, e vi chiedo di andare sul blog e scaricarveli in modo semplice e gratuito. L’uso di parole come linfoma, leucemia, linfatico, tumore, cancro, vi aiuterà a velocizzare la ricerca. Nel darvi questa risposta ho preso anche diversi stralci dai miei lavori precedenti.

AVETE IL DIRITTO E IL DOVERE DI CAPIRE IL VOSTRO CORPO SENZA ENIGMI E SENZA VELI

Nessuna pretesa di farvi diventare oncologi grazie a questa tesina. Mi basta aiutarvi a capire che ognuno ha il diritto di capire e condividere il perché delle cose, senza procedere alla carlona, senza cadere nelle imposizioni automatiche dei protocolli medici. Alla fine dovrete solo fare una scelta importante tra farvi curare medicalmente o non farvi curare affatto.

PRENDETE ALMENO UN ANNO DI TEMPO

Qualsiasi strada prendiate fatelo serenamente e a ragion veduta. Meglio discutere ed argomentare prima, a corpo intatto, che dopo a corpo sbrindellato. Non cadete nelle spinte all’intervento immediato. Rinviate e prendete tutto il tempo necessario. Almeno un anno. Un anno per riflettere e per sperimentare metodi più naturali, più umani, più intelligenti. Comportandovi bene col cibo, col pensiero, col respiro, col sole e col movimento, bloccherete come minimo ogni peggioramento.

CLASSIFICAZIONI COMPLESSE E INGARBUGLIATE

Come disse uno studioso circa cinquanta anni fa, in nessun campo della medicina esiste tanta confusione come nella classificazione dei linfomi. La confusione era causata dall’esistenza, almeno fino ad una decina di anni orsono, di numerosi schemi di classificazione dei linfomi (classificazione di Rappaport, di Lukes e di Collins negli Stati Uniti, classificazione di Lennert o di Kiel in Europa e Asia, classificazione del British National Lymphoma Investigation in Inghilterra). Questi limiti sembrano essere stati superati dopo la proposta nel 1994 della classificazione REAL (Revised European American Lymphoma), che invece utilizza largamente queste metodiche ed è diventata oggi il sistema di classificazione più usato. Recentemente è stata proposta una nuova classificazione sponsorizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sostanzialmente è molto simile alla classificazione REAL.

SCIENZA MEDICA O BUFFONATA MEDICA?

Già a pronunciare il termine Hodgkin ti va di storto qualcosa. Se poi c’è anche il non-Hodgkin, il fastidio raddoppia. Se poi saltano fuori il virale e il batterico, l’indolente e il dormiente, e la voglia di intervenire con trapianti di cellule staminali, cominci giustamente a sospettare che ti trovi più di fronte a una buffonata medica pazzesca, senza limiti e senza soluzioni.

CLASSIFICAZIONE ISTOLOGICA DEI LINFOMI

La diagnosi istologica dei linfomi comincia con l’osservazione al microscopio ottico del preparato istologico del tessuto prelevato con la biopsia. Il primo compito che deve svolgere il patologo, un medico specializzato nello studio delle alterazioni provocate dalle malattie nei vari organi, è stabilire se si tratta di una malattia reattiva causata da infezioni, infiammazioni, o di una forma neoplastica secondaria, cioè una metastasi di un tumore non linfoide.

PIÙ GRANDI LE CELLULE E MAGGIORE LA MALIGNITÀ

Una volta stabilito che si tratta di un linfoma, è necessario osservare innanzitutto la forma e la grandezza delle cellule neoplastiche e risalire al tipo di cellula (B,T, NK) da cui il tumore è originato. In genere più grandi sono le cellule neoplastiche, maggiore è la loro malignità, in quanto significa che esse sono in grado di moltiplicarsi più velocemente.

INFILTRAZIONI NODULARI E FOLLICOLARI, ALTERAZIONI AD ANDAMENTO LENTO E RAPIDO

Un altro aspetto molto importante da considerare è il tipo di alterazione (o infiltrazione) provocato dalle cellule tumorali nel linfonodo. Se l’infiltrazione è localizzata in alcune zone (nodulare o follicolare nelle diverse classificazioni) il tumore ha in genere un andamento più lento, meno maligno rispetto ai casi con infiltrazione diffusa, che indica una malattia più avanzata e ad evoluzione più rapida. Ci sono comunque alcune eccezioni a queste regole. Per esempio il linfoma linfocitico diffuso, equivalente della leucemia linfatica cronica è un linfoma a basso grado di malignità. In molti casi l’esame del tessuto prelevato è completato con le indagini di immuno-istochimica, che permettono di stabilire con precisione il tipo di cellula neoplastica ed il suo stadio di maturazione, e con indagini di biologia molecolare che permettono di evidenziare la presenza in queste cellule di eventuali anomalie genetiche, alcune delle quali sono caratteristiche di un determinato tipo di linfoma e non di altri, e permettono quindi una corretta classificazione del linfoma.

SUDDIVISIONE CELLULARE E SOVRAPRODUZIONE DI CELLULE

Il linfoma viene definito come tumore maligno del sistema linfatico. Al pari di tutti i tumori, è caratterizzato da un’incontrollata moltiplicazione delle cellule. Benché le cellule che costituiscono le varie parti dell’organismo abbiano aspetto diverso e funzionino anche in modo diverso, nella maggior parte dei casi si riparano e si riproducono nello stesso modo. Di norma si dividono in maniera ordinata e controllata, ma se, per un qualsiasi motivo, questo processo si altera, esse impazziscono, o meglio si sovra-producono, per cui continuano a dividersi senza controllo, formando una massa che si definisce tumore.

MEGLIO HODGKIN O NON-HODGKIN?

La prima domanda che la gente si pone, è se sia meglio essere colpiti da Hodgkin o da non-Hodgkin. Dal punto di vista medico, quello che considera la chemio un eccellente metodo di cura, il linfoma Hodgkin ha la caratteristica di essere definito, individuable e curabile con la chemio per cui sarebbe preferibile ai fini della sopravvivenza. Nel caso non-Hodgkin, si sa che è tumore meno aggressivo, e che quindi non è adatto alle cure mediche. In pratica offre maggiore sopravvivenza per il fatto che in diversi casi, non si viene operati e curati, e si va pure in remissione spontanea.

MALATTIA DELLE CELLULE PER L’IDEOLOGIA MEDICA

Il linfoma Hodgkin, come altre forme di tumore, è una malattia delle cellule. Di norma, la divisione delle cellule avviene in maniera ordinata e controllata, ma se, per un qualsiasi motivo, questo processo impazzisce o comunque si altera, le cellule continuano a dividersi oltremisura, formando una massa che si definisce “tumore”.

NELLA VERSIONE HODKGIN IL LINFOMA SI PROPAGA PER CONTIGUITÀ SUGLI ALTRI LINFONODI

Nel caso del linfoma, le cellule tumorali crescono nei linfonodi, o linfo-ghiandole, che fanno parte del sistema linfatico. A volte le cellule tumorali possono diffondersi invadendo altri linfonodi e a volte possono infiltrarsi nel circolo ematico che le trasporta ad altri organi (parenchima polmonare, fegato, midollo osseo) e si parla di localizzazione extralinfatica. Di solito, però, il linfoma di Hodgkin invade i distretti linfonodali, ossia i gruppi di linfonodi più vicini, estendendosi cioè per contiguità.

NON MANCANO LE RASSICURAZIONI MEDICHE

Il medico è in grado di stabilire se un linfoma è del tipo Hodgkin o non Hodgkin asportando un linfonodo ed esaminandolo al microscopio. Questo esame prende il nome di biopsia. Il trattamento del linfoma di Hodgkin, anche quando si è diffuso dal sito primitivo formando cioè metastasi, permette risultati molto positivi, per cui si hanno molte guarigioni, o comunque si riesce a tenere la malattia sotto controllo per molti anni. Almeno così rassicura la dr Marie France Pinta Boccalatte, in una sua intervista su internet.

LA CELLULA ANOMALA REED-STERNBERG SI TROVA SOLO NELL’HODGKIN

Pur essendo entrambi tumori maligni del sistema linfatico, la differenza è sostanziale, il che vuoi dire che richiedono un trattamento diverso. Nel linfoma di Hodgkin si reperta una particolare cellula anomala che si chiama cellula di Reed-Sternberg, che, invece, non si trova in altre forme di linfoma, che per questo vengono definiti non Hodgkin.

SINTOMI E TRATTAMENTI

Il primo sintomo del linfoma di Hodgkin è di solito un gonfiore indolore localizzato al collo, alle ascelle o all’inguine. Il quadro sintomatologico può comprendere inoltre 1) Sudore eccessivo, soprattutto di notte, 2) Febbre irregolare, pomeridiana o serale, 3) Perdita appetito, calo di peso e senso di spossatezza, 4) Tosse secca insistente, 5) Prurito persistente su tutto il corpo. I principali tipi di trattamento del linfoma di Hodgkin sono la chemioterapia e la radioterapia che possono essere usate da sole o in combinazione.

CHEMIOTERAPIA HODGKIN

Consiste nell’impiego di particolari farmaci anticancro, detti citotossici o antiblastici, per distruggere le cellule tumorali. Tali tarmaci hanno l’effetto di inibire la crescita delle cellule neoplastiche. Poiché sono trasportati dal sangue, tali preparati possono raggiungere le cellule tumorali in ogni parte dell’organismo. I farmaci chemioterapici vengono somministrati comunemente per endovena.

RADIOTERAPIA

La radioterapia consiste nell’uso di radiazioni ad alta energia per distruggere le cellule tumorali, cercando al tempo stesso di danneggiare il meno possibile le cellule normali. La radioterapia è un trattamento locale, che si esegue previo centraggio, ossia la demarcazione delle zone da irradiare, e può essere attuata se le cellule tumorali sono già state aggredite dalla chemioterapia che le ha molto ridotte. La radioterapia è parte integrante delle cure mediche e viene di solito praticata quando sono terminati i cicli di chemioterapia.

RECIDIVE E AUTO-TRAPIANTO STAMINALE

Se il linfoma non risponde in maniera soddisfacente alla chemioterapia standard o recidiva dopo il trattamento standard, si può provare con una chemioterapia ad alte dosi con supporto di cellule staminali (auto-trapianto). Molti malati di linfoma di Hodgkin, a detta dei medici, guariscono, anche se la malattia si è diffusa ad altri organi (circa 80/85% con l’ultimo protocollo AIEOP MH-1996).

IL MONATTISMO E IL GENETISMO INGLESE ALLA CARICA USANDO LA SBIADITA E FRAUDOLENTA CARTA BURKITT

Il Linfoma dormiente di Burkitt, un tipo di linfoma non-Hodgkin, è più comune in bambini che vivono in Africa equatoriale. Non bastava la gragnola di linfomi già esistente, non bastava il linfoma pigro, il linfoma indolente, il linfoma dispettoso e il linfoma stronzo, e tutti gli altri accoppiamenti con gli aggettivi del dizionario.

I MANGIA-PANE A TRADIMENTO DI MAESTÀ BRITANNICA

A questi perditempo britannici, a questi ricercatori appartenenti alla infame categoria dei mangia-pane-a-tradimento, non viene nemmeno il sospetto che stanno vivendo nel mondo delle bufale, dove si parla di virus vivi che si propagano, contagiano, mangiano, pianificano, vanno a nanna e si svegliano incazzati per combinarne di cotte e di crude. Siamo chiaramente a livelli demenziali e schizofrenici, visto che i virus non sono altro che polvere cellulare morta e disintegrata. Il tutto condito da concetti genetici privi di valore, visto che la genetica ha conosciuto nei mesi scorsi una autentica disfatta, per la caduta del suo dogma basilare sulla inalterabilità dei geni. Eppure amano auto-definirsi scienziati. Robe da chiodi!

SPIEGAZIONI DELIRANTI E CERVELLOTICHE

Il cancro sarebbe dunque innescato da un “incidente genetico” in celle del sistema immunitario, chiamate linfociti di Burkitt. A quel punto le probabilità dello sviluppo del cancro aumenterebbero se quelle stesse celle sono infettate con un virus comune, chiamato virus di Epstein-Barr. I ricercatori medici dell’Università di Birmingham hanno identificato un sottoinsieme dei Linfomi di Burkitt in cui EBV avvia una proteina virale che tiene le cellule tumorali vive. Questa proteina di EBV si comporta come una proteina cellulare, chiamata BCl2. “La capacità dei virus di imitare il proprio BCl2 delle cellule sembra essere un fattore importante nello sviluppo di Linfoma di Burkitt”.

UN PESTILENZIALISTA DI NOME ALAN RICKINSON

Il Professor Alan Rickinson, autore principale della ricerca, nonché tipico soggetto monatto e pestilenzialista Aids, ha detto che “l’EBV è portato dalla maggior parte di noi come virus dormiente, ammettendo però che solo in un casi rari può avere effetti devastanti. Molti meccanismi rimangono un mistero, oltre che privi di logica. “Il nostro studio suggerisce che in alcuni tumori agisca in tal modo inserendovi una proteina che è solitamente inattiva quando il virus è dormiente”, ha concluso Rickinson, coprendosi letteralmente di ridicolo.

PESSIMISMO MEDICO AL DI LÀ DEI LIMITI

La sindrome cosiddetta di Richter, ad esempio, è caratterizzata da prognosi infausta. “Sopravvivenza media di 9 mesi, con punte minime di qualche settimana e qualche caso favorevole di 15 anni”, dicono in un sito. Wikipedia è ancora più pessimista e parla di rarità di risposta positiva alle cure, per cui la sopravvivenza massima non oltrepasserebbe i 6 mesi. Ovvio che queste statistiche fanno parte A) dei casi peggiori (che rappresentano una forte minoranza in termini statistici) e B) dei casi trattati dai medici (con metodologie mediche di tipo chemio e con nutrizione stabilita dai medici). Sia a sentire un parere medico di questo tipo, che a leggerlo nero su bianco, c’è di che disperarsi e farsi un segno di croce.

NEL 95% DEI CASI NON C’È TRASFORMAZIONE RICHTER, OCCORRE SOTTOLINEARLO

Nel 3-10% dei casi la LLC-B può trasformarsi in un linfoma a maggiore aggressività istologica e clinica o sindrome di Richter, per l’appunto. Nella versione “classica” della sindrome il linfoma che si sovrappone alla leucemia linfatica cronica è del tipo diffuso a grandi cellule B o la sua variante immunoblastica. Lo spettro delle neoplasie linfoidi secondarie nella LLC-B comprende anche la leucemia prolinfocitica, il linfoma di Hodgkin, il mieloma, la leucemia linfoblastica acuta e la hairy cell leukemia (leucemia a cellule capellute). La sindrome di Richter rappresenta in genere lo stadio finale della leucemia linfatica cronica, con vaghe analogie con la fase accelerata o blastica della leucemia mieloide cronica.

SINTOMI DELLA RICHTER

La patologia si manifesta con l’aumento di globuli bianchi nel sangue venoso periferico e con l’ingrossamento di una o più stazioni linfonodi (linfoadenomegalia). Altri sintomi correlati sono: astenia, anoressia, perdita di peso e presenza di linfoadenomegalie superficiali e/o profonde, associate o meno a ingrossamento della milza (splenomegalia) e del fegato (epatomegalia). L’interessamento leucemico può essere a carico delle ghiandole lacrimali e sottomandibolari (sindrome di Mikulicz).

LEGAME COL MORBO DI EPSTEIN-BARR E LA MONONUCLEOSI

Le diverse forme istologiche e i sintomi sistemici del morbo di Hodgkin sono la conseguenza di complesse e non ancora del tutto chiarite interazioni cellulari, con produzione di numerose citochine (molecole proteiche tipo l’interferone, prodotte da cellule circostanti che agiscono tra i leucociti). L’eziologia non è nota e la medicina si dichiara impotente a spiegare le cause di questa malattia, anche se numerose evidenze suggeriscono un legame con l’herpes e con il virus di Epstein-Barr. Ovvero con la febbre ghiandolare definita mononucleosi. Impotente a capire le cause e i perché, ma pronta a intervenire sui sintomi, come suo solito.

STORIA VERA DELLE ULTIME PESTILENZE CHIAMATE HV (HERPES VIRUS) HPV (HUMAN PAPILLOMA VIRUS)

I microbiologi cominciarono a studiare il cancro della cervice ancora nel XIX secolo, quando un medico italiano riscontrò che questo tipo di tumore colpiva più facilmente le donne sposate che le monache. Una varietà di microbi fu ritenuta responsabile della malattia, compresi i batteri della sifilide e della gonorrea, i micoplasmi, le clamidie e il triconomas che è un protozoo. I virologi entrarono in campo negli anni 60, subito dopo che il virus di Epstein-Barr era stato isolato e ritenuto (a torto) responsabile del linfoma di Burkitt (che in realtà si rivelò essere, come al solito, malattia tossicologica e non virale-infettiva). Nel 1966 i virologi giocarono di nuovo sporco, rispolverando l’asserzione che le pazienti con cancro della cervice tendevano ad aver avuto più rapporti sessuali rispetto a quelle meno attive sessualmente. In più, un laboratorio gettò ad arte benzina nel fuoco, riferendo che le pazienti cancerogene avevano avuto in precedenza un’infezione da herpes. Questo era un boccone troppo ghiotto per lasciarselo sfuggire.

LA CARTA FASULLA DELL’HERPES TIPO II

In due anni riuscirono a distinguere due tipi di herpes, il tipo I (più comune, intorno alla bocca) e il tipo II (infezione ai genitali, cervice compresa). E quest’ultimo diventò per anni il bersaglio preferito, come presunto responsabile del cancro. Ma anche qui si dovettero fabbricare nuove ipotesi assurde e fantasmagoriche. Secondo questa teoria, il virus prima infettava e uccideva milioni di cellule, ma ogni tanto faceva cilecca e si mescolava con delle cellule diventando impotente. Le balle e le bufale vennero ben presto a galla. L’85% degli americani adulti sono infettati dal virus herpes II in modo spesso asintomatico, compreso donne prive di alcun segno di cancro al collo dell’utero. Molte donne poi, affette dal tumore alla cervice, non erano addirittura mai state infettate dal virus herpes II. Cose da chiodi.

CON LE LORO POTESI DEMENZIALI I VIROLOGI-INFETTOLOGI SONO LO ZIMBELLO DELLA COMUNITÀ SCIENTIFICA AMERICANA

Nel 1983, i virologi-infettologi disperati ma mai disposti a mollare l’osso, proposero una nuova trovata da Carnevale. Sostennero l’ipotesi di toccata e fuga, per cui l’herpes virus infetterebbe brevemente le cellule della cervice delle donne ignare, provocando qualche misterioso cambiamento. Questa idea peregrina minacciava di rendere i virologi lo zimbello della comunità scientifica. Come si potevano mai fare delle sperimentazioni e delle teorie per dimostrare un evento ipotetico che non lasciava traccia? Eppure questa ipotesi demenziale sopravvisse in medicina fino agli anni 90.

L’ARRIVO DELL’ULTIMA BRILLANTE TROVATA, QUELLA DEL PAPILLOMA VIRUS

Nel 1977, un virologo tedesco, Harald zur Hausen, che lavorava al centro di ricerche sul cancro di Heidelberg, propose un altro virus come agente responsabile del cancro alla cervice. Si trattava dell’Hpv (human papilloma virus), un virus non aggressivo che causa delle innocue verruche. Tant’è vero che le prove a favore di questa ipotesi Hpv sono tutte regolarmente fallite e naufragate. Infatti, non appena Harold zur Hausen e i suoi colleghi si accorsero che: A) Metà delle donne americane era regolarmente portatrice del virus Hpv, B) Solo l’1% della popolazione femminile portatrice Hpv sviluppava poi il cancro, C) Un terzo di quell’1% non era comunque mai stato infettato dal virus Hpv. A quel punto non gli restava altro se non di concludere di aver seguito una pista sbagliata e, da scienziati onesti, cestinarono il tutto.

MA C’È ANCHE CHI È BRAVO A PESCARE NEI CESTINI E TRA I RIFIUTI, E A RILANCIARE IL TUTTO IN GRANDE STILE

Il mondo è fatto di persone per bene, ma anche di filibustieri. Perché mai buttare via tutte quelle ricerche, quelle ipotesi, quelle buone occasioni per fare denaro sulle spalle della povera gente, sulle spalle delle donne, sulle costole di Eva? Abbiamo perseguitato i maschi, e raggranellato enormi capitali sull’Aids maschile, perché non fare lo stesso tiro mancino alle donne, e trasformare l’Hpv in un nuovo planetario Aids femminile? Questo si devono essere dette certe industrie farmaceutiche. Il virus Hpv provoca papillomi o verruche, ovvero piccole escrescenze anomale e non maligne di cellule che possono comparire e scomparire spontaneamente nel giro di una settimana. A patto che non venga messo in crisi dal fumo e dal caffè, dai cibi sbagliati e da stili di vita assurdi, da pensieri e atteggiamenti negativi, il sistema immunitario riconosce le proteine virali e fa piazza pulita con estrema facilità sia delle verruche che dei virus che le hanno provocate.

IL CANCRO DELLA CERVICE NON È AFFATTO CONTAGIOSO ED HA MOTIVAZIONI STRETTAMENTE TOSSICHE

Le spiegazioni più plausibili dei rari casi di cancro della cervice rimangono quelle del cattivo invecchiamento (cibi e stili sbagliati prolungati nel tempo), del fumo, dell’uso continuo di contraccettivi. In ogni caso, il cancro della cervice non è contagioso per nessuno, essendo una situazione personale e irripetibile riguardante esclusivamente la paziente che se lo è fabbricato. Chiaro poi che i cacciatori di virus, al soldo di ben specificate industrie del farmaco e del vaccino, continuano a propagandare l’ipotesi virale.

SCANDALOSI FONDI GOVERNATIVI PER LA DIGENE DIAGNOSTICS DEL MARYLAND

Per cercare di risolvere i tanti paradossi e i tanti vuoti logici, i virologi, quanto mai corrotti e in malafede, hanno persino riportato in auge il virus herpes Simplex II, come cofattore Hpv, fingendo di ignorare che in matematica zero più zero fa ancora zero, per cui due cofattori assurdi non producono un fattore concreto. Eppure, la Digene Diagnostics, una ditta di biotecnologie del Maryland, ha ottenuto l’appoggio e i fondi del governo federale per il suo test del papilloma virus. Molti altri laboratori di ricerca, sulla scia di questo fatto, hanno bussato ai finanziamenti del NHI (National Health Institute), per cui la frode prosegue e va avanti in tutto il mondo.

LA BEFFARDA TEORIA DEL PAPILLOVIRUS, TERRORISMO PURO AI DANNI DELLA DONNA

Gli scagnozzi delle industrie farmaceutiche stanno convertendo mezzo mondo alla loro beffarda teoria Papillovirus. Hanno oliato per bene governi, stati e sanità. Si sono comprati giornali, riviste e canali televisivi. Tutti parlano ormai la loro lingua, la lingua della pestilenza e del lazzaretto. Terrorismo puro ai danni della donna. Stanno arringando la popolazione femminile, invitandola a fare sonni tranquilli, a non aver paura di niente. Basterà solo far vaccinare bambine e adolescenti, per ora dai 10 anni in poi, ma più avanti forse già dalla culla.

DECINE DI VACCINI PRONTI ED ALTRE CENTINAIA IN CANTIERE

Loro hanno già pronti 20-30 vaccini per i diversi tipi di Hpv appena individuati, ma ne stanno già preparando un altro centinaio. Anche perché il virus Hpv consta di un’infinità di varianti, per cui la copertura totale, la protezione globale dalle infezioni, si realizzerà mediante non una o due vaccinazioni/anno, ma con qualche decina di esse. Fuori e dentro gli ambulatori, con grande soddisfazione dei Nuovi Monatti, i quali, udite udite, amano spacciarsi per benefattori dell’umanità e, sulle orme di Luc Montagnier, sono pure in corsa per il Nobel. La motivazione ufficiale sarà “Per i loro grandi meriti e le loro benemerenze, per la difesa dell’amore e della vita, della serenità di bambine, di adolescenti e donne in piena fioritura”.

LEGGERE PETER DUESBERG PER CAPIRE MEGLIO LA PORTATA INDECENTE DEGLI IMBROGLI DELLA VIROLOGIA MONDIALE

Molte di queste considerazioni arrivano dal grande Peter Duesberg, docente di biologia molecolare e cellulare presso la University of California a Berkeley. Duesberg non è uno scienziato qualsiasi, ma è un pioniere nella ricerca del retrovirus e primo al mondo ad aver isolato un gene del cancro ([email protected]). Nel suo best-seller “Aids, il virus inventato” (Baldini&Castoldi Editore), fa capire le cose con grande chiarezza.

LE TEORIE VIRALI DELLA MEDICINA SONO UNA SUMMA DI IMMONDIZIA CULTURALE

Se fosse davvero l’infezione virale a far diventare cancerose le cellule, si dovrebbe scoprire che ogni tumore ha avuto origine da milioni di cellule infettate, mentre invece ogni cancro viene da una singola cellula. I cacciatori di virus non riescono semplicemente a spiegare il perché e il percome tutte le altre cellule infette rimangano normali. Per molti scienziati questi paradossi sono difficili da ingoiare.

CLAMOROSE CONTRADDIZIONI E RIDICOLI LETARGHI

A distanza di pochi anni dalla scoperta del virus di Epstein-Barr, molti esprimevano già seri dubbi sull’ipotesi virale del linfoma di Burkitt. Oggi gli infettologi dissentono tra di loro sull’infettività del medesimo linfoma! Altri propendono per una mutazione cromosomica. Negli anni 60 si sosteneva che l’EPV potesse causare anche il carcinoma nasofaringeo, tumore che si sviluppa dietro le fosse nasali, tipico di alcune regioni dell’India, della Cina, dell’Alaska e dell’Africa. Il virus era ritenuto responsabile di questo cancro perché molti dei pazienti hanno anticorpi contro il virus EPV ma, come per il linfoma di Burkitt, molte delle vittime non erano mai state infettate dal virus, e nelle altre esso rimaneva in “sospettoso” letargo.

EPSTEIN AFFAMATO DI NOTORIETÀ E COLLUSO CON BIG PHARMA

Così ora il virus EPV è diventato l’agente che causa almeno tre malattie in un colpo solo, due delle quali sono tumori che si manifestano solo dopo che il virus è diventato latente da molto tempo. Nonostante una valanga di dubbi, i virologi continuano ciecamente a credere in questo legame EPV-cancro. Alle facoltà di medicina e sui libri di testo viene insegnato come verità incontestata. Epstein ha cercato persino di mettere a punto un vaccino contro questo virus, per proteggere il mondo dal cancro, sebbene i cancerosi non abbiano bisogno di immunizzazione, visto che i loro anticorpi hanno da tempo già soppresso il virus. Dopo anni di lavoro e 10 milioni di dollari spesi nella ricerca, gli scienziati inglesi annunciarono che avrebbero sperimentato nuovo vaccini negli anni 70. Siamo ancora in attesa!

ALTRO SMACCO CON L’IPOTESI VIRALE SULLA EPATITE-B

Gli scandali non si fermano lì. Sul virus dell’epatite-B ne hanno combinate di cotte e di crude. È accertato che la gente sviluppa epatite cronica o epatite-B per ovvie ragioni, e cioè quando le risposte immunitarie si sono deteriorate per alcolismo, per uso di eroina o per malnutrizione continuata. L’ipotesi virale ha subito un ennesimo smacco quando si scoprì che il cancro al fegato colpiva soprattutto pazienti che erano stati sì infettati molto tempo prima, ma che non erano portatori del virus dell’epatite-B

DIFENDERSI DAI GENETISTI NON-AGGIORNATI, DAI MONATTI E DAGLI UNTORI

I test diagnostici e le vaccinazioni non sono solo interventi inutili, superflui, assurdi, seccanti (a meno che qualcuna non ami stare più negli ambulatori che a casa o distesa sull’arenile a prendersi il sole), ma possono pure avere drammatiche conseguenze. Come difendersi dunque dai monatti e dagli untori del Terzo Millennio? Molto semplice. State tutte felici, pimpanti e tranquille, verruche o non verruche, e migliorate le vostre conoscenze sulla salute, studiando di più, andando più di frequente a spasso per campi e i boschi, a respirare aria pura e a raccogliere erbe selvatiche. Meglio se in buona compagnia dell’amico o del fidanzato (per le maggiorenni), del marito o dell’amante (per le sposate), delle sorelle o delle amiche (per le monache), frequentando più il fruttivendolo che la macelleria e la formaggeria, lasciando le farmacie e gli ambulatori per le rarissime emergenze, o meglio ancora per il 32 dicembre e per il 30 febbraio di ogni anno.

SE RISPETTIAMO SISTEMA IMMUNITARIO E SISTEMA LINFATICO AZZERIAMO OGNI LINFOMA

Parlare di linfomi significa scomodare il sistema immunitario e il sistema linfatico che è parte del sistema immunitario. Il sistema linfatico è composto da vasi linfatici che si diramano a raggio in tutto il corpo e che portano un liquido fondamentale e trasparente chiamato linfa. I vasi sono collegati con una rete di 600-800 linfonodi, piccole stazioni di filtraggio che servono per intrappolare le sostanze estranee e nocive, incluso batteri in sovrannumero, intasamenti virali da cellule morte non prontamente espulse. Altri tessuti e organi linfoidi-immunitari sono le tonsille, l’appendice, il timo, la milza e parte delle mucose intestinali. Il rispetto di questi organi si attua pensando in positivo, assumendo succhi zuccherini da acqua biologica di frutta acquosa, digerendo veloce-rapido-gratuito-economico.

Riporto di seguito un estratto dalla tesina Linfoma non-Hodgkin indolente o leucemia linfatica cronica.

SACCHEGGIO DELLA MEDICINA BRITANNICA NEI RIGUARDI DI QUELLA ITALIANA, CON HARVEY ED HODGKIN

Sarà utile sapere che le patologie in questione prendono nome dal medico inglese Thomas Hodgkin (1799-1866), che ufficialmente fu il primo a spiegarle. Tuttavia lo stesso Hodgkin riconobbe a suo tempo che Marcello Malpighi (1628-1694), biologo e medico italiano, aveva già e scritto con dovizia di particolari condizioni anomale del medesimo tipo. Malpighi aveva scoperto la circolazione del sangue nei capillari, aveva descritto la struttura anatomica dei tessuti vegetali ed animali, nonché la struttura dell’alveolo, della milza e dei glomeruli renali, incluse le loro degenerazioni. Si ripete un po’ la storia di William Harvey (1589-1657) medico inglese a cui viene attribuita la scoperta della circolazione sanguigna, mentre tale scoperta era già stata fatta dal nostro medico Andrea Cisalpino di Arezzo (1519-1603). Una specie di saccheggio dei meriti scientifici da parte degli inglesi in terra italiana. Sarebbe non solo più giusto, ma anche più comodo per noi parlare di linfomi Malpighi e non-Malpighi.

LINFOMI HODGKIN E NON-HODGKIN, O MEGLIO LINFOMI MALPIGHI E NON-MALPIGHI

A parte i dati storici, il sistema linfatico è soggetto notoriamente a patologie chiamate adenopatie, leucemie, parangliomi e linfomi. i linfomi si distinguono correntemente in LH e LNH (linfomi Hodgkin e linfomi non-Hodgkin), differenziandosi nel comportamento, nella diffusione e nelle risposte ai trattamenti medici. Il linfoma Hodgkin, chiamato anche linfoadenia, è praticamente un cancro del sistema linfatico, ovvero una neoplasia della linea linfoide caratterizzata da una massa tumorale distinta. Maggiori sintomi? Ingrossamento asintomatico dei linfonodi di collo, ascelle e inguine, più febbre persistente, sudorazioni notturne persistenti, notevole calo ponderale, fatica, prurito, orticaria, debolezza. Fattori di rischio? Indebolimento del sistema immunitario punto e basta per l’igiene. La medicina ci aggiunge l’Hiv (virus ipotizzato ed inventato) e l’EBV o Epstein-Barr (virus evocato ad ogni piè sospinto, a proposito e sproposito), e non sto qui a ripeterne i motivi, rimandando tutto a tesine tipo “La farsa del contagio batterico-virale” e a “Aids, non malattia ma programma di governo“.

LE CELLULE GIGANTI REED-STERNBERG CARATTERIZZANO I LINFOMI HODGKIN

Il linfoma Hodgkin si diagnostica quando dei tessuti anormali vengono riscontrati da un patologo dopo una biopsia a un linfonodo ingrossato in modo importante e persistente. Le cellule anormali nell’Hodgkin Lymphoma sono cellule tumorali giganti chiamate Reed-Sternberg cells, accompagnate da abbondane infiltrato non tumorale da esse reclutato (costituito soprattutto da leucociti mononucleati). Regolari esami sono necessari dopo il trattamento. I pazienti trattati hanno comunque un alto rischio di sviluppare altri tipi di cancro, ed in particolare la leucemia. Siccome il tessuto linfatico si estende in ogni area dell’organismo, il linfoma di Hodgkin si può sviluppare praticamente dovunque. Di solito ha origine in un linfonodo, e sopra il diaframma, nella zona chiamata mediastino, delicato e vulnerabile crocevia del corpo. Vedi anche tesina “Linfoadenopatia e depressione“.

PREVEDIBILITÀ E CURABILITÀ DEL LINFOMA HODGKIN

Paradossalmente, il linfoma Hodgkin, che è un tumore sempre aggressivo, ha caratteristiche di prevedibilità, di stadiazione e di curabilità tali da portare, anche con cure radioterapie e chemioterapiche, a risultati non disprezzabili in fatto di guarigioni, secondo i metri della medicina. Per certi aspetti, il medico pare sentirsi più a suo agio, terapeuticamente parlando, con i tumori Hodgkin che con quelli non-Hondkin. Si tratta dopotutto di applicare le solite formule radioterapiche alternate alle chemio classiche tipo ABV, ABVD (adriamicina, bleomicina, vinblastina, decarbazina), MOPP (mecloretamina, procarbazina, prednisone), con aggiunta, negli ultimi anni, del Rituximab, osannato ormai come la sostanza magica che ha rivoluzionato le cure anticancro, aprendo nuovi spiragli di luce e di speranza. Il fatto è che la medicina continua a non capire un accidente sulle origini eziologiche di questi tumori.

PIÙ CHE GUARIGIONI TRASFORMAZIONI DI UN TUMORE IN ALTRO TUMORE

Curare una malattia essendo all’oscuro del suo percorso non è il massimo. E’ come farsi condurre in auto da un pilota cieco di notte e senza impianto di illuminazione. Tant’è che le guarigioni da Hodgkin sono spesso non guarigioni ma trasformazioni del sintomo, per cui si va dal linfoma scomparente alla leucemia incrementante, ossia da un tumore grave a una forma ancora peggiore. Non liberazioni dal male ma vittorie di Pirro, dove si cade dalla padella nella brace. Non a caso si ripongono speranze nel trapianto di cellule staminali. Ma anche qui, per il momento, le sperimentazioni effettuate non giustificano affatto gli entusiasmi sanitari, vista l’elevata tossicità di questi interventi.

LINFOMI NON HODGKIN A PICCOLI LINFOCITI ED ESALTAZIONE MEDICA PER IL RITUXIMAB

Ma veniamo ora ai LHN, ossia ai non-Hodgkin, ossia a quelli simili ma diversi, che lo stesso Hodgkin non era riuscito a identificare e circoscrivere, essendo caratterizzati da cellule minori (piccoli linfociti di tipo B) e a lenta crescita, oltre che da scarsa sensibilità e reattività alle terapie intentate dai medici. La medicina ripone grande fiducia nel Rituximab, un anticorpo monoclonale per la cura di questi particolari tumori del sangue. Il Rituximab individua un unico specifico bersaglio sulla superficie delle cellule tumorali. Questo bersaglio è denominato CD-20 e caratterizza la cellula dei tumori maligni detti linfomi non-Hodgkin e le cellule di una particolare forma di leucemia (la leucemia linfatica cronica). Ciò consentirebbe una terapia mirata che risparmia le cellule sane. Nelle ricerche presentate a Orlando nel maggio 2005, durante il 41° meeting annuale ASCO (American Society of Clinical Oncology), un gruppo di pazienti non-Hodgkin trattati con Rituximab e chemio successive hanno avuto ricadute e recidive dopo 3 anni dal trattamento, mentre un gruppo placebo di non-trattati avrebbe rivelato tali fenomeni già dopo 19 mesi. Il Rituximab, in conclusione, consentirebbe al medico un migliore controllo del linfoma, prolungando il periodo di remissione e garantendo al paziente una migliore qualità della vita.

PRECARIO CONCETTO MEDICO DI QUALITÀ DELLA VITA

Continuando a usare il Rituximab come sostanza di mantenimento e prolungamento, sempre in successione a cure radio-chemioterapiche, si può raddoppiare il tempo in cui il paziente rimane in cura, cioè non presenta i sintomi della malattia! Ma questo non è guarire. Qualità della vita non è sopravvivere qualche mese in più nell’attesa angosciosa che rispunti o non rispunti il male! La medicina si proclama dispensatrice di guarigioni che non sono mai tali. Tenere un paziente sotto controllo e nel limbo, a forza di chemio e di Rituximab, è accanimento terapeutico e sperimentale sul sintomo, e non recupero sereno e netto della persona. Non si riesce a capire quale concetto i medici abbiano di “qualità della vita”. Parlano di raggelanti statistiche su settimane e mesi di sopravvivenza, senza menzione alcuna sui dettagli di tale sopravvivenza, sullo stato di sofferenza e di stress in cui vengono mantenuti i pazienti.

GUARIRE NON È ESSERE CONDOTTI VERSO TRAPIANTI DI MIDOLLO O DI CELLULE STAMINALI

Eppure gli esperti confermano l’efficacia del Rituximab. “Meglio questo che niente”, Meglio questo che l’exit e il cimitero”, ti senti dire dal medico, incapace com’è di concepire altre vie che non siano quelle di accanirsi contro il sintomo fino a stroncarlo, inibendo e decapitando pure le funzioni immunitarie, e lasciando le vere cause di tumore inalterate al loro posto! Lode al magico Rituximab che ci permette non di guarire, ma di condurre un numero sempre più consistente di pazienti verso il trapianto di cellule staminali! Una vera pacchia per le industrie farmacologiche. Gli ematologi sono in fibrillazione. Possono contare sulle nuove terapeutiche Watch and Wait per gli asintomatici in stato avanzato. In più hanno la chemio standard CHOP (ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisone), la CHOP+R (più Rituximab), la chemio ad alto dosaggio con trapianto autologo, la terapia con soli anticorpi monoclonali (Rituximab), le radiazioni, l’utilizzo di super-farmaci biologici o Target, il trapianto del midollo osseo, le cellule staminali.

NIENTE GUARIGIONI MA SOLO MONITORAGGI E VIAGGI A FARI SPENTI

Dalla Sicilia alle Alpi, 12 persone al giorno vengono colpite dal non-Hodgkin, da questa particolare forma di tumore del sangue a lenta crescita, per la quale la medicina si trova in difficoltà persino maggiori che nelle forme Hodgkin. Anche qui si viaggia infatti nel buio più completo circa le ragioni e il percorso eziologico. Si sa soltanto che nei LNH le diagnosi e le catalogazioni sono più complesse e richiedono più tempo. Si sa che non si parla mai di guarigione completa e che le uniche armi a disposizione permettono solo di monitorare, di tenere sotto controllo la malattia.

PREVISIONI APOCALITTICHE E L’ITALIA IN TESTA CON IL NON-HODGKIN

Ogni anno in Italia ci sono 12000 nuove diagnosi non-Hodgkin, numeri importanti, in continua e spaventosa crescita. L’Italia è addirittura al primo posto, un record mondiale di cui faremmo volentieri a meno. Le previsioni poi sono addirittura apocalittiche, altro che Calendario Rassicurante dei Maya. Il LNH, o linfoma non-Hodgkin e non-Malpighi, sarà tra 20 anni la neoplasia più diffusa a livello mondiale. Nella sola Liguria, regione particolarmente colpita, ci sono 25 casi/anno ogni 100 mila abitanti. Nella fascia di età che va dai 45 ai 70 anni il 55% delle diagnosi riguarda il LH aggressivo a rapida crescita, e il 45% i LNH indolenti a lento sviluppo. Esistono poi 30 diversi tipi di LNH, caratterizzati da cellule-B maligne, e classificati a seconda di vari fattori come tasso di crescita, localizzazione, caratteristiche istologiche delle cellule tumorali.

STIAMO ATTENTI AI FARMACI E ALLE DIETE INSOLENTI ED OFFENSIVE PROPOSTE TESTARDAMENTE DALLA MEDICINA

Queste non sono panzane o illusioni distribuite irresponsabilmente alla gente. Le linfoadenopatie sono patologie assai rare tra i veri vegetariani, ed ancor più rare tra i vegancrudisti. Questo dovrebbe già significare qualcosa. Ovvio che, come ricorda Hamer, i fattori emotivi giochino pure un ruolo determinante, e a volte persino prevalente. Ma il fattore alimentare è sempre determinante. Ogni paziente reduce da cure ospedaliere, torna a casa imbottito non solo di farmaci acidificanti e duri da debellare, ma anche con diete assurde basate alle brodaglie e sul cibo stracotto. Diete basate sulla carne bianca al posto di quella rossa, non sapendo che la gallina morta è sempre un cadavere acidificante, un insulto salutistico ed etico al corpo e alla mente. Diete con le quali guarire diventa non solo difficile, ma letteralmente impossibile.

NESSUN MEDICO PARLA DI ACQUA BIOLOGICA, OVVERO DELL’ALIMENTO NUMERO UNO PER LA SALUTE UMANA

Al contrario, è risaputo che con una dieta vegancrudista, carica di acqua biologica, di succhi rivitalizzanti e clorofillizzati, rigorosamente privi di grassi e proteine animali, il leucemico si riprende velocemente e con notevole facilità, soprattutto se non ha subito pesanti trattamenti chemio. Nessuno vuole scomodare Dio e nemmeno il Diavolo. Ma il nostro Creatore, o anche i meccanismi evolutivi naturali, non sono entità di razza bastarda che colpisce a caso o per cattiveria o per distrazione. Ecco perché non serve combattere il cancro come oggetto da debellare col Rituximab, la chemio, trapianti e le staminali. La medicina continua a sbagliare tutto e a perdersi in un bicchiere d’acqua, invischiata dagli uccellatori di Big Pharma. Occorre combattere non il cancro ma la cancerogenità del corpo umano. Combattere non la patologia apparente ma l’ammalabilità, la precarietà, e la vulnerabilità del nostro organismo.

RISCOPRIRE LA GRANDEZZA DI FLORENCE NIGHTINGALE

Impariamo a snobbare gli spaventapasseri. Non diano retta, le donne, alla coalizione del maschilismo farmaco-vaccino-terrorista. Riscoprite il medico numero uno della storia recente, la magnifica dottoressa inglese Florence Nightingale, ed imparate a memoria il suo prezioso insegnamento. È la pulizia interna che fa guarire Questo e niente altro che questo. Non fatevi condizionare ed accalappiare da chi vuole trasformarvi da sexy e procaci creature, o comunque da simpatiche compagne e controparti del maschio (o se volete in rispettabili e indipendenti adepte di Lesbo), in esseri dai seni tagliati e siliconati, in depositi viventi di verruche, di herpes e di papillomi. Non siate arrendevoli. Ribellatevi a questa epocale macchinazione persecutoria nei vostri confronti.

L’INTOSSICAZIONE CRONICA DEL SANGUE ALLA BASE DI TUTTO

Vale anche qui dunque lo stesso concetto espresso nella tesina “La mononucleosi e la traballante scienza del dr Rife“, dove dietro queste malattie ci sono sempre degli accumuli di materiale inquinante, probabilmente di tipo anche iatrogenico. Trattasi essenzialmente di malattie da intossicazione cronica del sangue, da sviluppo continuo di tempeste immunitarie che provocano ingrossamenti delle ghiandole linfatiche. Scomodare i virus è una pratica comoda e conveniente, un alibi buono per tutte le stagioni.

SGRASSANDO IL SANGUE RISOLVIAMO LA LEUCEMIA

Ci sono alcune cose importanti da aggiungere. Se prendiamo nota di aver sbagliato nella vita, commettendo errori marchiani in fatto di pensiero, comportamento e nutrizione. Se ci rimbocchiamo le maniche con la voglia e la fiducia di recuperare. Se ridiamo funzionalità agli organi detossificanti ed emuntori. Se miglioriamo la respirazione polmonare, la traspirazione cutanea. Se semplifichiamo ed alleggeriamo la digestione con dieta vegancrudista tendenziale. Se sgrassiamo il sangue e disinfiammiamo l’intero sistema, la proliferazione leucemica si sgonfierà come per incanto.

STRATEGIA IGIENISTA QUALUNQUE SIA LA GRAVITÀ DEL CASO

La regola numero uno rimane quella di non andare in panico, visto che le diagnosi mediche sono fatte appositamente per essere smontate e smentite. Si tratta pertanto di rivedere le proprie scelte in tema alimentare ma non solo. Servono tecniche di rilassamento e di respirazione, oltre che di cattura energetica solare. A livello alimentare, puntare a un netto incremento del vegan-crudismo fruttariano, portando la percentuale del crudo vicino al 100% durante la strategia di recupero, con l’obiettivo specifico di contrastare duramente la pigrizia linfatica e di rendere il sangue sensibilmente più fluido.

TESINE SUGGERITE

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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