GLI IMPROBABILI 120 DELLA DIETA LIFE E GLI EFFETTIVI 152 DI THOMAS PARR, GIARDINIERE VEGANO

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LETTERA

Interessanti i suoi post e le indicazioni sulle diete. Sono d’accordo su tutto. Ho 51 anni e i cambiamenti si sentono un po’ sia a livello metabolico che psicologico. Via la paura, esercizio fisico e diete corrette ed equilibrate.

Cosa ne pensa, se me lo può dire e se lo conosce, del metodo life 120 di Panzironi, di cui tanto ne parlano e che si è messo contro la medicina ufficiale, sostenendo una dieta di regime di solo pesce verdure poche, carne e frutta poca, abolendo totalmente pasta riso legumi pizze e tutto ciò che contiene zucchero? Via la dieta mediterranea dice, per vivere 120 anni?

È difficile riuscire per chi non è abituato però. Ma la sua formula è importante, e quindi le chiedo se ci sono analogie col metodo life 120. Grazie.
Simone


RISPOSTA

NON BASTA LEGGERE VELOCEMENTE I TITOLI

Interessanti i miei post e le mie indicazioni sulle diete? Sei d’accordo su tutto? Grazie infinite. Ma siamo sicuri di aver letto i miei articoli e non di confondere invece il mio sito con quello degli altri? A volte la fretta di leggere tutto in pochi attimi può giocare brutti scherzi.

Ci si accontenta magari di qualche titolo e di qualche sottotitolo al massimo, senza approfondire, e si crede di aver capito tutto. Chiedo a Simone di non prendersela, ma non è questo il modo di affrontare argomenti seri ed importanti come quelli concernenti salute e alimentazione.

STIAMO SUL VERSANTE OPPOSTO

Verissima l’idea del via la paura, dell’esercizio fisico e delle diete corrette ed appropriate, ma tirarmi fuori dei parallelismi con la life 120 significa non aver capito proprio nulla del mio insegnamento stile Health Science o Natural Hygiene, che si pone da sempre su posizioni diametralmente opposte a quelle di Panzironi. Se uno legge da capo a fondo qualsiasi delle mie tesine si rende conto di questo.

IL VEGAN-CRUDISMO TENDENZIALE È TUTTA UN’ALTRA COSA

Il mio metodo si chiama vegan-crudismo tendenziale, sostenibile e personalizzato, a base di cibi semplici, vitali, sobri, basso-grassi, basso-proteici, soprattutto crudi (compatibilmente con le proprie possibilità ed esigenze), digeribili, innocenti (nessun tipo di carne o di pesce).

In sostanza una plant-based diet resa sostenibile ed accettabile mediante alcuni piccoli compromessi per la gente in condizioni normali (esempio una piccola percentuale di cibo cotto ma sempre a base di cibo innocente, o una plant-based-diet crudista rigorosa per chi ha qualche problema e intende depurarsi per via dietologica, senza farmaci e senza integratori sintetici).

La nostra non è una dieta mirata a qualcosa di particolare come a perdere peso o ad altri obiettivi provvisori e di breve periodo. Si tratta di un sistema di vita, di un Life Style naturalistico, pacifico, rispettoso del proprio disegno biochimico, psicologico e intestinale, e rispettoso della vita altrui e dell’ecosistema.

NON È LA MANCANZA DI LAUREA IN MEDICINA IL PUNTO BASILARE

Non tutto quanto sostiene Panzironi è aria fritta. Per molti aspetti va anche ammirato. Mettersi contro l’apparato medico, e farlo con tanto di supporto televisivo regolare, tutti i giorni e a diverse ore, non è cosa da tutti. Ho letto le sue idee-base e anche le critiche che gli vengono portate. Una di esse mi ha sorpreso in particolare: “Panzironi non è assolutamente un medico e quindi ciò che professa non ha alcuna valenza scientifica”.

Da quando in qua i medici esprimono qualcosa che ha valenza scientifica? chiedo a costoro. Da quando in qua poi hanno la preparazione per dire qualcosa di valido nel settore della alimentazione, a cui credono poco in linea generale e su cui non hanno mai avuto una preparazione specifica universitaria?

L’ABITO NON FA IL MONACO

Medici scienziati e medici superlativi esistono certamente e sono sempre esistiti. Li cito pure in continuazione, ma il più delle volte si tratta di medici dissidenti e perseguitati, di medici che vanno contro-corrente, di medici ippocratici, di medici olistici, di medici virtuosi e trasparenti, di medici-igienisti.

Non è l’abito o il camice che fa il medico. Non è la laurea universitaria in fisica, in microbiologia o in qualsiasi altra scienza che fa lo scienziato. Fin quando la gente continua ad anteporre i titoli di carta e le apparenze formali alla sostanza, alla competenza reale, allo spirito ribelle dei veri ricercatori, resterà sempre al palo, e continuerà a capire ben poco della vita.

MOLTE COSE NON QUADRANO E SPIEGO IL PERCHÉ

Le teorie di Panzironi secondo cui tutte le malattie sono imputabili ai carboidrati, per cui occorre tornare alla dieta del paleolitico, per cui si eliminano pane, cereali, pasta, pane, pizza, legumi, patate, e si assume frutta sì ma poca e solo a fine pasto, carne bianca e rossa sì (ma “biologica” da allevamenti all’aperto), salumi sì ma senza nitriti, pesce sì abbondante, e tanti integratori di marca Life 120, meritano certamente un ulteriore commento da parte mia.

UNA BUONA DIETA NON HA BISOGNO DI INTEGRATORI

Il fatto stesso di proporre una certa dieta e di ricorrere poi a degli integratori sintetici significa che quella dieta non è valida, non è praticabile, non è sostenibile. Demonizzare i carboidrati poi sic et simpliciter è un errore clamoroso in cui i dietologi cadono e inciampano come dei birilli.

L’errore deriva dal non riconoscere un fatto evidente e scientifico fondamentale, e cioè che la macchina umana va avanti a carboidrati naturali, cioè a zuccheri e ad amidi naturali, e quindi a cibi rientranti nel dominio plant-based diet e in particolare nelle bacche, nei frutti di bosco e nella frutta in genere.

Tutte le maggiori diete difettano fortemente in questo perché non distinguono tra carboidrati cotti o raffinati e carboidrati naturali, tra cibo vivo e morto, tra minerali organicati e minerali inorganici, tra vitamine naturali e vitamine sintetiche, tra fruttosio di sintesi e fruttosio naturale, tra zucchero saccarosio e succo zuccherino da frutta fresca. Pure i medici non conoscono queste importantissime distinzioni.

NON C’È ALCUNO SPAZIO PER LA CARNE NEL NOSTRO SISTEMA

Noi non critichiamo la carne perché gli animali vengono allevati in lager prigioni chiamate stalle e sviluppano una carne poco sana, ma semplicemente perché vengono fatti nascere in vista del macello finale, poco importa se allevati al chiuso o all’aperto.

Tutte le carni fanno male, sia per il fisico che per il morale. Non esistono carni buone e carni cattive ma solo e sempre carni pessime e inadatte al corpo, all’etica, all’estetica e allo spirito dell’uomo. Che poi la carne acidifichi e sia in testa ai fattori cancerogeni, e che sia una giurata nemica di fegato, intestino, reni e microbiota, diventa ulteriore motivo per metterla totalmente al bando.

LA PROTEINOMANIA È UNA CAMPANA CHE SUONA DI ROTTO

Per noi, lo ricordiamo a chi avesse la memoria corta, carne non fa carne, fegato non fa fegato, sangue non fa sangue, latte non fa latte, cuore non fa cuore, sperma non fa sperma, trippa non fa intestino, per cui il cannibalismo nei riguardi dei nostri compagni di viaggio non ha ragione di esistere.

Mi spiace di deludere gli alcolisti che si nutrono di fegato sperando di contrastare la cirrosi epatica. Mi spiace di contrariare quelli che amano i testicoli di bue per ravvivare la propria potenzialità sessuale, ma devo dire che rasentano il ridicolo e il comico.

La mucca produce latte a iosa brucando erba. Il bufalo resiste a leoni e tigri mangiando piante acquatiche, elefante e rinoceronte sono tra i più potenti del regno animale alimentandosi di germogli e di cespugli, il gorilla muscoloso e forte 3 volte più dell’uomo a pari peso mastica frutta e semi da mattina a sera.

Edwin Moses, vegano, ha dominato per 10 anni ininterrotti senza mai perdere una gara lo sport più veloce e faticoso del mondo come i 400 ostacoli. Dove sta mai la logica dei nutrizionisti da palestra, o dei dietologi stile paleo? Direi sotto i tacchi, con rispetto parlando.

24 GRAMMI DI PROTEINE AL GIORNO SONO PIU1 CHE SUFFICIENTI

Qualcuno critica Panzironi perché limiterebbe l’apporto proteico a “soli” 70-80 grammi di proteine al giorno. Ricordiamo costoro che sono rimasti un po’ ai tempi di Marco Caco e che dovrebbero almeno aggiornarsi.

La quota giornaliera di proteine ormai universalmente riconosciuta da tutte le organizzazioni internazionali di nutrizione è di 24 grammi al giorno, tetto massimo oltre il quale il corpo va in acidificazione. La quota può leggermente variare in base al fabbisogno che è sempre variabile, ma i dati sulle proteine parlano chiaro.

I dati più affidabili ed aggiornati portano la firma dell’USDA-US Department of Agricolture, della prof Marion Nestle, preside del Nutrition Department alla New York University, e di Michael Bluejay, Award winning writer nel 2000 e nel 2011.

La quota 24, sia ben chiaro, viene raggiunta mangiando qualsiasi cosa a sazietà, persino un piatto unico di verdura cruda, tipo un cavolo grattugiato, condito con olio ev e aceto madre, più metà avocado e 2 fette di pane integrale di qualità.

ALCUNE INCONGRUENZE ANDREBBERO SPIEGATE

Su una cosa possiamo essere d’accordo con Panzironi, e cioè che occorre assumere tante verdure fresche soprattutto crude, oppure cotte al vapore (mai con pentola a pressione, mai al micro-onde, mai a fuoco alto e prolungato, mai a temperature superiori ai 120°C con formazione della micidiale Acrilammide).

Ci chiediamo però come faccia una persona a mangiare tanta buona verdura quando il suo intestino è intasato e stitico a causa della carne che lo rende putrefattivo. Ci chiediamo pure come si fa a piazzare la frutta a fine pasto, venendo meno a noti principi come quelli che il cibo crudo va prima di quello cotto e che il cibo a rapida digestione viene prima di quello a lunga digestione.

Forse Panzironi si riferisce alla mela, all’ananas e alla papaia, i soli che si possono assumere indifferentemente prima-durante-dopo i pasti in quantità limitate. Ma noi amiamo tutta la frutta acquosa, ed è per quello che ne prendiamo e ne raccomandiamo tantissima e sempre lontano dai pasti e a stomaco vuoto. Questo vale per tutti gli agrumi, per le melegrane, per le angurie, per i meloni, per l’uva, le fragole, le ciliegie, i fichi, i kaki, i manghi e tutto il resto.

IL MARCHIO LIFE 120 LASCIA ALQUANTO A DESIDERARE

Non mi piace per niente il marchio life 120, perché sbagliato, sviante ed improbabile. Sbagliato e sviante come traguardo assoluto, poiché non conta quanto si vive ma come si vive. Serve qualità, sorriso, armonia con l’universo nei quattro giorni che si vivono, più che un ammontare di giorni grigi e mediocri a disposizione.

Improbabile perché finora nessun seguace dello stile Life120 ha provato di poter raggiungere tale quota, quando noi vegani possiamo almeno citare diversi ultracentenari garantiti dall’anagrafe, come il mitico Thomas Parr (1483-1635), giardiniere della corte reale britannica.

LA STORIA DI THOMAS PARR MERITA QUALCHE RIFLESSIONE

Ho personalmente visitato la sua ultima dimora negli anni ’70. Thomas giace tumulato accanto a diversi re inglesi presso l’Abbazia di Westminster, morto a 152 anni per colpa di re Carlo I° che lo costrinse alla sua dieta putrefattiva a suon di bistecche per un paio di mesi.

Il celebre medico William Harvey chiamato a condurre l’autopsia di rito, riconobbe che Thomas aveva il fisico di un giovanotto e che aveva tutti gli organi a posto. Sua maestà, disse Harvey, mi spiace dirlo ma il vostro giardiniere lo avete fatto crepare di stitichezza e di blocco epatico-renale coi vostri bagordi di corte. Erano gli anni in cui era normale morire di putredine reale. Così era chiamato il cancro.

TESINE DA LEGGERE

Consiglio a tal proposito di leggere la mia tesina sulla Life 120, oltre che:

Valdo Vaccaro

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