LA FRUTTA ACIDA, IL LATTE E LA DISEDUCAZIONE ALIMENTARE

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LETTERA

Conferenze confusionanti in ambito alla stessa AVA

Caro Valdo, non so se ti ricordi di me. Ti scrissi due mesi fa e mi rispondesti con la tesina Cistifellea, calcoli, corsa e pugilato. Questa volta sarò meno esigente e ti farò soltanto 6 domande.
Ho notato con piacere che hai ricominciato a scrivere sul tuo blog. Bentornato fra noi!
Ho assistito ad alcune conferenze dell’AVA di Roma, tenute da un certo Andrea, fruttariano da circa un anno, e dal dr Nico Valerio.
Certe loro affermazioni mi hanno lasciato alquanto perplesso.

Questione arance e frutta acida

Andrea, che si qualifica come fruttariano, ha affermato che tutta la frutta acida, come arance, kiwi, pompelmi, ananas, mandarini e limoni, non va assolutamente bene, e sarebbe meglio evitarla.
Ha pure aggiunto che le arance sono quasi-cancerogene nel senso che contengono le poliammide (cadaverina e putrescina, in accordo con quanto detto da Nico Valerio), e in stati cancerosi accelerebbero i processi di proliferazione neoplasica.
Le arance sarebbero dunque tossiche. Cibo per elefanti e non per umani.

Insanabili contraddizioni tra te e Andrea

Avendo letto il tuo libro, non potevo certo stare zitto e sono intervenuto citando che tu sponsorizzi le arance, tra l’altro per il loro contenuto di vitamina C fondamentale per la salute.
Andrea mi ha risposto dicendo che troppa vitamina C conduce al deperimento organico e collateralmente alla carenza di vitamina C stessa.
Assumere troppa vitamina C produrrebbe un effetto deleterio, non ho capito poi quale.
La fondamentale sintesi del collagene, che richiede molta vitamina C, porterebbe a una carenza della medesima vitamina nell’organismo, secondo una logica abbastanza poco chiara.

Le posizioni del fruttariano Andrea hanno riguadagnato al latte mia moglie, dopo che con tanta fatica l’avevo arancizzata al meglio

Insomma Andrea ha demonizzato le arance, consigliando di mangiarle di rado.
Mia moglie, grande consumatrice di latte, ha preso la palla al volo, e ha ricominciato a bere latte.
Il tutto dopo che, con enorme fatica, l’avevo convinta ad iniziare la giornata con 3-4 arance spremute.
Per la cronaca, dopo 15 giorni di arance a colazione, il suo peso era diminuito di 2 chili.
Avrei voluto fare ad Andrea altre domande, ma sono dovuto andare via.
Gli ho chiesto tuttavia se avesse un indiritto e-mail, e mi ha risposto in senso negativo. Insomma una vera delusione!

A chi deve credere l’uomo della strada?

Caro Valdo, a questo punto desidererei sapere cosa ne pensi tu delle affermazioni che sono state fatte sulla frutta acida e sulle arance.
Trattasi forse di deduzioni fatte da Andrea in base a ultime scoperte scientifiche?
L’uomo della strada, a chi deve mai credere?
Deve mangiare tante arance o deve evitarle il più possibile, come consiglia ad esempio la macrobiotica?

La questione delle mele

Nella sua conferenza, Andrea ha anche detto che il non-plus-ultra della frutta è la mela rossa, in quanto contiene tutti gli aminoacidi essenziali e gli Omega-3, pur essendo il più basso-proteico frutto in natura.
Poi ha parlato dei cosiddetti melariani, ossia di gente che vive di sole mele, mostrando la foto di un certo maratoneta melariano Alberto Alfieri, a dimostrazione che mangiare esclusivamente mele rosse costituirebbe per l’uomo l’elisir di lunga vita.
La cosa mi ha meravigliato moltissimo.
È mai possibile vivere di sole mele, senza andare incontro a nessun tipo di carenza? È vero che la mela contiene gli Omega-3? È veramente la mela l’elisir di lunga vita?

La questione del latte

Il dr Nico Valerio, nella sua conferenza, ha asserito che il latte è sostanzialmente acqua e che tutto sommato si può bere in tutta tranquillità.
Anche qui non potevo stare zitto, avendo letto il tuo libro e le tue tesine.
Ho riferito a Valerio diverse motivazioni prese dalle tue tesine I retrogradi tolemaici del carnelattismo, Rincorrere la salute, l’equilibrio, l’assimilabilità, dove si deduce che il latte e i suoi derivati andrebbero evitati come la peste.

Le posizioni di Nico Valerio sul latte

Valerio ha risposto con le seguenti parole:
Purtroppo, lo dico con imbarazzo, tutte le cose che mi dice sono non fondate, o almeno molto esagerate.
Cliccando lattasi nel motore in alto a sinistra, sul mio blog vegetariano http://love-lacto-ovo-vegetarian.blogspot.com vedrà come la natura ha approvato l’uso di bere il latte rendendo trasmissibile geneticamente l’enzima anche a quelli che, in alcune aree, non lo bevono ogni giorno.
La nostra civiltà deriva dalla pastorizia.
Il nostro primo piatto nazionale è stato il miglio cotto nel latte (Puls fitilla), e il secondo è stato la placenta (lasagne con ricotta e miele). L’offerta tipica agli dei e il dono tra sposi della confarreatio era il libm (pane dolce di farina, miele e ricotta). A Roma si vendeva persino il colostro e addirittura il latte di cagne. E questo per molti secoli.
Le statistiche sono imprecise, in quanto mettono assieme i consumi di latte e formaggi e quello di altri grassi animali.
I popoli grandi consumatori consumano sia i primi che i secondi, per cui l’epidemiologia non è sempre in grado di distinguere.
Gli antichi usavano latticini ma pochissimo o niente carne, e stavano benissimo riguardo alle malattie che dice.
Quanto alle allergie si ritiene che siano il portato di errate condizioni di vita generali (probabilmente l’eccesso di pulizia). I cibi non c’entrano assolutamente. Alla stragrande maggioranza il latte non dà alcun problema.
La caseina che intasa l’intestino non so che vuol dire. Non è linguaggio scientifico. So solo che nei laboratori e negli ospedali la caseina è la proteina che serve meglio della carne, e dopo l’uovo, all’accrescimento di topi e bambini. Si tratta di cibi provati da millenni. Fondamentali nella cultura e nella tradizione umana. E lei li tratta come se fossero delle pericolose novità.
Leggendo la risposta di Valerio e confrontandola con le tue affermazioni, ancora una volta l’uomo della strada rimane confuso, e non saprebbe a chi credere.

Questione del calcio assimilabile

Se ho ben capito, tu hai sempre asserito che l’unica fonte vera di calcio assimilabile è la frutta e verdura rigorosamente cruda. Pensare di assumere calcio dall’acqua è un’illusione in quanto si tratta di calcio inorganico che non viene assimilato dall’organismo.
Quindi si tratta di calcio dannoso perché si va ad accumulare nelle varie parti del corpo (arterie, giunture, ecc) determinando alla lunga malattie.
Valerio invece dice (testuali parole): Il calcio dell’acqua è assimilabile come quello del latte, da ultimi studi seri.
L’acqua migliore è quella ricca di calcio e di magnesio, come del resto i cibi. L’acqua più pura batteriologicamente è quella gassata, avendo la CO2 effetti battericidi.

Anche qui gravi incongruenze ed effetti diseducativi sull’uomo della strada

Anche in questo caso le sue opinioni sono in forte disaccordo con ciò che tu affermi con chiarezza e difendi con decisione.
Chi approfondisse la tua posizione coglierebbe la visione olistica da cui scaturiscono, quasi come fossero corollari di un teorema, o direttive da seguire e perseguire.
Ma, ancora una volta mi chiedo, il fantomatico uomo della strada, di fronte a queste dicotomie, e privo di strumenti per approfondire le problematiche in gioco, non resterebbe confuso e privo di certezze?
Una valida elaborazione della conoscenza deve o non deve per forza fondarsi, pena dislogi e pseudo argomentazioni, su informazioni corrette e principi incontrovertibili?

Conferenze confusionarie e deludenti

Ti confesso che, assistendo a queste conferenze, sono rimasto piuttosto deluso.
Cercavo delle conferme, ma ne ho ricevute solo in parte.
Ciò che interessa a me è di conoscere la verità vera, quella che fa quadrare il cerchio.
E non solo a livello esperienziale, ma anche teorico.
Teoria e pratica dovrebbero sempre restare unite in quanto l’una influenza l’altra, per cui i loro confini non dovrebbero mai essere talmente netti da delimitare due realtà separate.
A quanto pare ognuno ha le sue verità. Sembra non esistere una verità assoluta.
La cosa mi intristisce perché, come penso io e come hai detto tu, la verità deve essere una e una sola.

Quando la ricerca di conferme sulla verità può inconsapevolmente portare alla ricerca di depistaggi

Mio fratello vegetariano ha seguito il tuo consiglio. Per evitare l’assunzione di metalli pesanti ha smesso con la sua abitudine di mangiare mele in cui aveva prima messo un chiodo di ferro.
I suoi commenti su Valerio è che non trova affatto convincenti le sue tesi.
Mi dice pure che è inevitabile incontrare gli ostacoli del dubbio sulla strada che conduce al vero, e che la verità non si stabilisce certo a maggioranza.
In questo senso, voler cercare conferme, come stiamo facendo, potrebbe anche depistarci anziché indirizzarci meglio. Potrebbe indurci a cercare falsificazioni (con riferimento a Popper, filosofo della scienza) piuttosto che convalide alle proprie teorie, poiché le falsificazioni comportano un significato critico ed euristico maggiore, facendoti sentire più scientifico.

Questione dell’effetto sberla

Ti volevo infine dire che ho finito di leggere il tuo libro.
L’ho consigliato a molti miei colleghi, dicendogli che non va letto, ma studiato attentamente.
Una cosa non mi è però del tutto chiara.
Tu affermi che assumere ferro-eme dalla carne per curare l’anemia è controproducente, perché alla lunga l’organismo subisce un effetto sberla.
Potresti entrare un po’ più in dettaglio e spiegarmi esattamente questo effetto sberla?

Questione solanina

Un’altra cosa. Ho trovato che la solanina è un alcaloide tossico presente nelle solanacee (patate, pomodori, melanzane) in quantità inversamente proporzionale al grado di maturazione e si riduce drasticamente con la cottura. Non è rischioso cibarsi di questi alimenti crudi?
Ho notato sul sito dell’AVA che il 23 settembre è prevista una tua conferenza a Roma.
Se posso verrò volentieri a conoscerti di persona.
Intanto ti ringrazio molto per la tua disponibilità e per i commenti che vorrai donarmi. Un caro saluto.
Marco

*****

RISPOSTA

Non mi dispiace la gente che critica ragionando, e non per partito preso

Ciao Marco, concedimi un commento generale prima di passare ai particolari.
Il fatto che tu sia alla ricerca continua della verità e della quadratura del cerchio, mi consola assai, nel senso che non mi credi ancora del tutto, ma che non ti accontenterai facilmente delle prime scempiaggini che ti racconteranno al prossimo marciapiede o al prossimo approdo culturale.
Il fatto che tu abbia pure presenti i rischi onnipresenti di trovare maggiore appagamento euristico più nelle posizioni critiche-contrastanti-falsificanti che in quelle confermative, come spiegato da Karl Popper, mi dà garanzia che nessuno ti metterà facilmente in gabbia.

Collisione frontale con Valerio sul latte, sui minerali, sulle vitamine, sull’arancia.
Praticamente su tutto.

Detto questo, faccio un’altra considerazione generale.
Se avesse davvero ragione Nico Valerio, potrei preparare all’istante armi e bagagli e andarmene mogio-mogio verso il paese dei Dardanelli, alla ricerca di qualche guru capace di aggiustare la mia anima in pena.
Chiaro anche ai sassi che le mie posizioni collidono frontalmente con quelle di Valerio.
Non perché io mi sia sognato di andare contro di lui, ma semplicemente perché egli pensa di essersi aggiornato, e non sa invece di portare avanti leggi e ricerche sbagliate di 50 e passa anni fa.
Non mi sono mai sognato di andare a misurarmi con lui.
Siamo troppo distanti e troppo diversi per misurarci.
È lui che è venuto in AVA a diffondere il suo verbo, e a mettere in luce le drammatiche contraddizioni esistenti tra noi, a evidenziare una nuova versione dello scontro Tolomeo-Copernico.

Un maestro a corto di bussola

Chiaro che uno di noi due parla e ragiona a vanvera, e che sta arroccato nelle sue posizioni.
Eppure la verità è una sola. Io sostengo la mia e lui la sua. Non possiamo assolutamente avere ragione entrambi.
Ho già dedicato una mia tesina del 31/12/08 a Nico Valerio, dal titolo Un maestro a corto di bussola, spiegando il perché della mia lontananza dal suo modo di pensare.
Devo dire che quello scritto è di una attualità impressionante.
Oggi Valerio denuncia più che mai le sue origini di chimico, alla ricerca ossessionante della formula e dell’esperimento, e in carenza continua di un filo illuminante, e soprattutto di quella coscienza igienistica che gli è sempre mancata, anche quando nei suoi libri famosi di gioventù, tipo Tutto Crudo, giocava a fare l’igienista e il crudista, senza però mai crederci davvero.

Un fruttariano di nome Andrea e un caseario di nome Valerio

Non sei il solo a lamentarti e a dirti deluso di quelle conferenze all’AVA.
Ho ricevuto altri commenti in linea con quanto scrivi. Ne ho già parlato con Franco Libero Manco.
Mi ha spiegato che è prevalsa in lui la volontà di lasciar dire e lasciar fare, per amore della libera cultura e della non-interferenza, senza ovviamente che l’AVA stessa condividesse o approvasse quanto predicato dal fruttariano Andrea e dal caseario Valerio.
Andiamo ora ai dettagli.

Arance e frutta acida, inadatte a intestini surriscaldati

Vuoi sapere qual è la scienza e quale è il laboratorio ultimo grido da cui parte questa gente?
Te lo dico subito.
Partono dal loro sistema gastrointestinale, rovinato da vecchia data e forse da sempre.
Rovinato quanto basta per albergare in sé sufficiente surriscaldamento enterico e incapacità endemica a superare la prova-agrumi, che consiste nel saper accogliere, digerire ed assimilare le arance e i loro agri cugini, senza controindicazioni.
Questi soggetti non sono in grado di tollerare non solo il succo d’arancia, ma nemmeno una deliziosa e succulenta mela verde Grannie Smith, che metterebbe in crisi i loro intestini già oltremodo acidificati e compromessi.
Ecco allora che partono con teorie strampalate.
Le arance fanno male a me e devono pertanto fare male a tutti.

Il ragionamento personalistico e il ragionamento scientifico

Restando nel campo della epistemologia, che significa dottrina della conoscenza scientifica, pare che essi non abbiano ancora capito che le inferenze e le deduzioni non si fanno per niente a quel modo, partendo dal caso singolo e locale e generalizzandolo all’infinito, ma si fanno esattamente nel modo opposto.
Prima cioè si stabiliscono le leggi e le regole generali, ovvero il comportamento generale basato sull’osservazione dei grandi numeri e sulla ricerca oggettiva, e poi si va al caso particolare.
Le arance fanno bene agli umani dagli intestini liberi ed in salute? Allora devono fare bene anche a me che al posto dell’intestino ho un problematico forno pluri-fermentante (mi faranno bene non appena rimetterò in ordine il mio interno). Questo è ragionare scientificamente.

Un laboratorio personale a mia continua disposizione

Questo discorso vale pure per me.
Ho sempre prevalso (tra me e me) sui ricercatori da laboratorio stile Pasteur e stile i virologi odierni, proprio grazie al fatto di aver fatto uso continuo e sistematico del mio affidabilissimo laboratorio personale. Un laboratorio che so come usare e interpretare. Un laboratorio dove non devo fare la coda per fare una ricerca, ma che è sempre a mia totale disposizione.
Un laboratorio dove non servono ingrandimenti e magnificazioni per capire la realtà delle cose.
Vuoi che ti dica la verità? Ho uno stomaco che va difficilmente in crisi, persino con gli alimenti critici.
Significa forse che tali alimenti non fanno male? Nemmeno per sogno. Fanno male eccome!

So di poter contare su uno stomaco capace di digerire anche i sassi

Potrei consumare formaggio e uova in quantità industriali.
Non faccio lo sbruffone.
Anche alle offese dell’alcol resisterei più del normale.
Non ho mai sofferto di allergie o di intolleranze a questo e a quello, per cui potrei anche trasgredire senza grosse conseguenze.
Mi rovinerei però il sangue e la salute nel lungo periodo, perché la legge è quella e vale per tutti, per cui mi verrebbe l’herpes, l’ingrossamento del fegato, i calcoli ai reni e magari il tumore.

Nessuna discriminazione tra frutto e frutto, trattasi di prodotti semplicemente eccezionali

Comunque, per restare nel campo della frutta, non faccio alcuna discriminazione.
Nulla di meglio che la frutta cosiddetta acida per la salute, in quanto ti offre abbondanza di enzimi e di vitamina C, di cui abbiamo un maledetto grande bisogno.
Nulla di meglio di arance, limoni, pompelmi, mandarini, kiwi, mirtilli, uva ribes, uva spina, more di rovo e di gelso, nettarine e pesche, susine e prugne, ciliegie scure e amarene rosse per il nostro organismo.

Alimentarsi solo con le mele? Se uno lo vuole fare, è libero di farlo

Le mele? Ottime. Ma non certo migliori delle arance.
Mele avvantaggiate nel senso che sono consumabili mescolate ad altri cibi, mentre gli agrumi no? Certo.
Ma questo dipende solo dai loro particolari enzimi non fermentanti.
La mela è infatti ottimo frutto per malati e convalescenti, per vecchietti dotati di qualche dente residuo e non traballante.
Può andar bene anche per il giovane, ma solo se si è già fatto prima una scorpacciata di ciliegie amarene e di mirtilli rossi e blu.
Alimentarsi solo di mele? Equivarrebbe davvero a una bella martellata sui cosiddetti.

Evitiamo almeno di darci fuorvianti etichette

E qui devo ahimé coinvolgere Andrea, una persona che non conosco nemmeno.
Nessun malanimo, ma devo essere preciso e circostanziato nei miei commenti, senza usare le tenerezze della diplomazia.
Se spendo 100 calorie per criticare un carnivoro che sbaglia, ne spenderò almeno 120 contro un vegetariano, e almeno 200 per uno che si definisce fruttariano, sposando le mele rosse e tradendo paradossalmente 100 mila altri frutti esistenti sul pianeta.

Le confusioni di un fruttariano di nome Andrea

Andrea ha fatto molta confusione, per quello che evinco dal tuo conciso report.
Ha confuso intanto le sue impression i personali con la situazione generale.
Ha confuso l’acidità di partenza (ininfluente) con quella di arrivo (che è invece determinante).
Alla fine, più un frutto vivo è acidognolo in partenza (vedi agrumi) e più ceneri alcaline rilascia in fase di arrivo, alcalinizzando il sangue.
Più un cibo è alcalino in partenza (tutte le proteine animali sono alcaline in bocca), e più ceneri acide rilascia in sede duodenale di arrivo, acidificando il sangue e l’intero sistema.

Due vitamine C estremamente diverse l’una dall’altra

Andrea ha confuso pure la vitamina C naturale con la cosiddetta vitamina C sintetica, non sapendo che si chiamano entrambe vitamina C pur essendo profondamente diverse.
Se avesse capito la differenza tra le due, avrebbe almeno potuto capire il perché la vitamina C sintetica riesce addirittura a creare avitaminosi C, un fatto che è veritiero, ma che lui non è riuscito a spiegare a se stesso, e ancor meno alla platea che gli prestava ascolto.

Il chiodo-scacciachiodo della vitamina C

Bastava riconoscere che la vitamina C, anche in megadosi, dà il famoso effetto-sberla (in questo caso effetto-sberla vitaminico) senza fornire effettivo acido ascorbico assimilabile ed accompagnato dal suo relativo coenzima, per cui, per la legge del minimo di Liebig, lascia gran parte dei suoi residui depositati nel sistema, costringendo il corpo a uno stress cardiaco-immunitario inteso a eliminare tali scomodi e spaiati residui vitaminici (che il sistema immunitario ha individuato come nemici invasori, come fa con tutte le sostanze non assimilate all’istante). Ed è in questa fare di accelerazione cardiaca che il corpo richiede più vitamina C vera per espellere le scorie di vitamina C falsa-sintetica, in una specie di chiodo scacciachiodo.
È probabile che Andrea si nutra alla fonte di Valerio, e quindi tali incongruenze e tali lacune non mi sorprendono affatto.

Sei arance al giorno da 50 anni a questa parte, escludendo il periodo agosto-novembre

Torniamo al mio laboratorio personale.
Siccome mi sbaffo 6 arance al giorno da quando ho avuto un grano di sale organicato nel cervello e una banconota in tasca per comprarle, dovrei essere alla data odierna senza denti e senza gengive, e dovrei pure essere morto e cadaverizzato.
A meno che non abbia provocato dentro me stesso una rivoluzione enzimatica che mi ha trasformato in un essere diverso.

A disposizione dei miscredenti che mi vogliano testare

Valerio è diventato bravo ad azzeccare i garbugli ed a sgarbugliarli a suo piacimento.
Troverà modo di spiegare tutte le stranezze per cui sono tuttora vivo, e per giunta con un sangue eccezionale e strabiliante, come da ultime prove effettuate di recente.
La prossima volta che vengo a Roma, sequestratemi pure e portatemi in uno studio medico non troppo lontano dalla AVA.
Resto a disposizione dei miscredenti e dei Santommasi che vogliano verificare uno per uno tutti i miei dati, e magari metterli a confronto con quelli dello stesso Valerio, per renderli noti pubblicamente.

Nessuna sorpresa che le arance vadano per storto pure ai macrobiotici

Non troppo lontane da quelle di Valerio e di Andrea le posizioni dei macrobiotici.
Quando uno si ingozza di riso integrale strasalato, di the mu e di the verde, di verdure cotte e stracotte, illudendosi che il caldo della cottura è yang, che il sale marino è yang, che il maschio è yang, che la frutta è yin, che la donna è yin, e che la malattia è yin, nessuno si meraviglia se le teorie del buon George Ohsawa sono finite sotto lo spesso letamaio delle esperienze fallimentari.
E nessuno si meravigli poi se l’arancia risulti indigesta a gente che si alimenta in quel modo innaturale e disgraziato.

Non demonizzo le mele, e tanto meno il durian

Si consoli pure l’Andrea. Non demonizzo affatto le sue mele.
Preferisco in realtà le renette del Canada, ma amo anche tutte le altre, ma senza sforare la massima quantità di una o due mele al giorno, o meglio ancora una o due alla settimana.
In tutta la frutta e la verdura ci sono tracce di Omega-3, ma anche di B12, anche se in misura non rivelata strumentalmente.
Se è per quello, c’è gente in Asia che demonizza pure il durian, definendolo materiale incandescente e indigeribile, solo perché non riesce assolutamente a tollerarlo.

Di questa gente è pieno il pianeta, e mi diverto a ridicolizzarla

Al massimo, ti dicono, mangiane una piccola porzione, e falla seguire da una bevanda tipo acqua, o latte di cocco, o da un frutto dissetante.
Di questa gente è pieno il pianeta, da Ovest a Est, e mi diverto a farne le beffe in continuazione.
Pochi mesi fa, mentre stavo a Singapore, ho fatto 4 giorni di puro esperimento, mangiando solo durian da mattina a sera, e senza bere un goccio d’acqua, ma prendendomi un paio di manghi giornalieri a completamento. Tanta salute, niente indigestioni e niente sete.

Certe affermazioni non si possono lasciar passare indenni

La stessa cosa succede con le arance.
Più la gente ne sparla e più incremento la mia dose.
Mele lunga vita? Facciamo il piacere di non dire troppe sciocchezze, risparmiandomi la dura fatica di criticare e irridere chi le spara grosse.
Preferirei non criticare nessuno e dire Quant uè (Quando oggi?), come diceva a tutti l’amico Carnera di Branc, prendendo per i fondelli chi gli diceva qualcosa di incommentabile.
Ma sto cercando di educare qualcuno, e non posso permettere che la mia fatica venga svilita da frasi disorientanti e diseducative.

Niente elisir di lunga vita, ma solo elisir di buona digestione e di rispetto immunitario

Non esistono elisir di lunga vita.
Esiste soltanto il succo zuccherino acidognolo o dolciastro derivante da 100 mila frutti diversi, tutti ottimi, a condizione che non contengano sostanza velenosa.
Nessun frutto è però dotato di poteri speciali per causarti qualcosa di specifico o addirittura di miracoloso.
La frutta è al massimo un elisir di digestione-veloce o un elisir di rispetto-immunitario, nel senso che non induce leucocitosi, non causa acidificazione, non determina assorbimento pazzesco di enzimi-vitamine-minerali-ormoni dal corpo umano, e rappresenta al contrario un fattore di apporto nutritivo bilanciato e completo, a costo digestivo-assimilativo zero.

Il cibo elettivo dell’uomo è il latte di cagna

Sulla questione del latte, Valerio è sempre stato un impenitente tettatore, ovvero un succhiatore seriale di latte vaccino, ed è proprio per questo che non riesce a tollerare le arance.
È per questo che è riusciuto persino, nella sua fantasia chimica contorta, a trasformare i frutti di Sicilia in ricettacoli di cadaverina e putrescina.
Di questo passo, finirà per dire che carne e latte sono la maggior fonte di vitamina C ed E, e che il cibo elettivo per l’uomo è il latte di cagna, in onore della Lupa di Roma, misto a latte di topo, in onore della caseina che fa diventare i ratti grossi come conigli.

Non tutti erano pecorai

Non è affatto vero che tutte le comunità del mondo siano sopravvissute a suon di latte per millenni.
Se Valerio dicesse che le comunità dei pastori, dei pecorai e dei bovari hanno consumato del latte per secoli, potrei anche seguirlo.
I cinesi non hanno consumato per millenni il latte, ed è per questo che nella media hanno una linea scheletrica assai migliore della nostra.
Ed è per questo che mia moglie cinese ha una dentatura perfetta come tutti i suoi parenti, e come la sua nonna di Hongkong, scomparsa di recente a 94 anni, con la maggior parte dei suoi denti originali ancora in bocca.

Sarebbe il colmo se una conferenza AVA spingesse le persone lontano dall’arancia e verso il latte

Se fossi un dirigente della Nestlé, della Danone, della Parmalat, o anche della Cremonini o del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, non esiterei a proporre il premio Nobel dell’Alimentazione Bovina a favore di Nico Valerio, perché, a differenza di tanti altri, è riuscito ad insinuarsi nell’ambito vegano e a diffondere il suo tolemaico verbo carnelattistico.
Un vero e proprio Cavallo di Troia all’interno dell’AVA.
Probabilmente la buona educazione e la tollerante generosità di Franco Libero Manco, gli ha impedito di togliere la parola. Non è critica ma semplice constatazione.
Ma se da una conferenza AVA nasce in qualcuno la spinta a mollare il succo d’arancia in favore del tetrapack al latte, vuol dire che qualcosa non è andato per il verso giusto.

Difendere il latte significa difendere l’allevamento e il macello

Senza dire poi delle inevitabili conseguenze filosofiche a cui porta l’eresia valeriana.
Difendere il latte significa difendere gli allevamenti, i macelli e le macellerie.
Lo ha sempre fatto anche quando scriveva con successo libri vegani, che oggi appaiono assai pseudo-vegani e pseudo-crudisti, rivelando una incoerenza di fondo e un opportunismo ideologico.
Pare che Valerio non dia alcuna importanza a questo aspetto.

Valerio è un chimico ed è totalmente sprovvisto di cultura igienistica

Quanto alle posizioni di Valerio sul latte rispondo solo per buona educazione e niente altro.
La Natura ha approvato l’uso del latte? Basta vedere l’osteoporosi diffusissima dovunque esso si consuma.
Valerio contesta le statistiche perché, lui dice, non tengono conto dei grassi diversi dal latte.
Ma il caso Cina dimostra esattamente il contrario, visto che il grasso di maiale e quello di anatra non sono mai mancati, e ciononostante l’osteoporosi è pressoché inesistente.

Gli slalom e le piroette evitando gli esperimenti di Kautchakoff e quelli di Cambridge

Dice pure che la natura ha trasmesso l’enzima a quelli che non lo bevono ogni giorno?
L’unico enzima valido che abbiamo è quello per il latte di cocco.
Non rendiamoci ridicoli.
Valerio fa le piroette e gli slalom, evitando cento e uno importanti esperimenti, incluso quelli basilari di Kautchakoff e quelli di Cambridge.
Dice pure che gli antichi usavano tanti latticini ma pochissima carne? È assurdo ed incongruente.
Caseina che intasa non sta bene, diciamo meglio:la caseina che incolla

Non sa poi cosa vuol dire la caseina che intasa? Glielo spiego subito cambiando verbo: la caseina che incolla e stende un velo sui villi intestinali.
Per Valerio la dieta Mediterranea dovrebbe essere dunque il Non plus ultra, dovrebbe essere esaltata e copiata da tutti, visto che il latticino spopola al suo interno, e visto che la gioventù italiana dovrebbe risultare grazie ad essa al top della forma e della salute.
Accade invece che servono grossi correttivi, visto che la nostra gioventù sta diventando obesa come e più di quella americana.

Meno agrumeti e più stalle, questo è il messaggio di Valerio

Tiriamo via questi schifosi agrumi.
Sradichiamo sistematicamente aranceti e agrumeti, e mettiamoci in alternativa altre belle stalle, in onore e rispetto del nostro passato pecoraio e vaccaio.
Questo sembra essere il messaggio che Valerio lancia con la sua nuova ideologia assai lattofila e carnofila e assai scarsamente vegetariana.

L’acqua migliore è quella più ricca di calcio, e l’aria migliore è quella più ricca di ossido di carbonio, è il mio commento, per stare in rima

L’acqua migliore è quella più ricca di calcio. Allora il caro Valerio mi deve spiegare perché l’acqua per l’infanzia, venduta in farmacia, è quella più leggera e priva di minerali.
Qui riceverà un secondo premio Nobel da parte delle fabbriche di acqua gassate naturalmente e industrialmente.
Il concetto di minerale organicato e di minerale organico, che è uno dei pilastri della scienza igienistica, viene totalmente ignorato dall’edotto a senso unico Nico Valerio.

Le ultime ricerche, intendendo quelle del secolo scorso

Il che mi rende stupefatto, per uno che usa spesso l’espressione Secondo le ultime ricerche (senza mai citare quali ricerche).
Siccome la scienza igienistica si aggiorna in continuazione e queste cose sono statre acquisite con esami di laboratorio almeno 30 anni fa, il termine valeriano Secondo le ultime ricerche, va interpretato come Secondo le ultime ricerche del 19° secolo.

Rispondo di fioretto e non di spada

Non conosco di persona Nico Valerio, e non mi interessava calcare la mano sugli aspetti critici, ma avendo lui voluto entrare in AVA, a dettare i suoi principi retrogradi e obsoleti di almeno mezzo secolo, (perché la scienza non si aggiorna con gli esperimenti fasulli, guidati e commissionati dalle industrie, ma solo con quelli indipendenti e mossi da reale intento scientifico), sono costretto a rispondere non di spada ma di fioretto.

L’effetto-sberla, ovvero l’effetto l’effetto euforizzante del veleno-droga

Quanto all’effetto-sberla, non è altro che l’effetto euforizzante di breve periodo causato dalla stimolazione e dall’accelerazione cardiaca.
Quello che succedeva poi agli anemici nel Medioevo, quando venivano portati in macelleria a bere sangue caldo preso direttamente dagli squarci dei quadrupedi morenti.
L’effetto-sberla gli faceva venire il rosso alle gote, e dava loro miracolosa forza.
Peccato che durasse poco e che, all’euforia iniziale, subentrasse ben presto uno stato di frustrazione e di debolezza mortale, per cui quel tipo di cure venne ben presto abbandonato.

Basta qualche piccola attenzione per evitare la solanina

Sappiamo benissimo come tale alcaloide si trovi nella parte area-fogliare della pianta, ma non nei tuberi e nei frutti (patate, pomodori e melanzane).
Oppure nelle patate mal conservate, esposte alla luce e quindi colorate di verde, ed anche nelle patate in fase di germinazione.
Nessun pericolo a cibarsi dei frutti crudi o cotti.
La cottura porta semmai melanzane e patate ad essere più tenere e a rendere il loro amido meno ostico.

Preferisco che nessuno mi creda mai

Vorrei solo darti un consiglio finale, caro Marco.
Non ho mai chiesto o preteso di essere creduto.
Preferisco al limite che ciò non avvenga mai.
La gente deve imparare a farsi una propria opinione, a mettere assieme i propri concetti in modo coerente ed autocritico.
Solo allora sarà in grado di percepire al volo dove sta la verità e dove la fandonia, dove la logica e dove l’assurdo.

Niente ricette e niente verità preconfezionate

Come non prescrivo ricette mediche, così non propongo pillole di verità prefabbricate e preconfezionate rivelatemi dal cielo.
Cerco solo di ragionare e di far ragionare la gente.
Cerco di essere chiaro con me stesso e con gli altri.
Cerco soprattutto di esprimere concetti coerenti ed armonizzati col tutto, e privi di aspetti fideistici.
Ho detto solo cerco. Nessuna garanzia che ci riesca sempre.

Valdo Vaccaro

 

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

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2 commenti

  1. Sono di recente approdata al suo blog, che ritengo molto interessante. Le vorrei chiedere se esistono dei testi di scienza/medicina che spieghino anche chimicamente la differenza tra calcio organico e inorganico (perchè solo il primo viene assimilato?) e perchè il latte crea acidificazione nel sangue. Leggerò sicuramente gli esperimenti di Kautchacoff e di Cambridge, ma mi interesserebbe avere delle prove "medico-chimiche" per poter discutere con maggior competenza l' argomento dell' osteoporosi da latte con le persone che mi sono intorno (io a 16 anni ho smesso di berlo). Se è possibile, la ringrazio.